Ci stanno tracciando… stacca stacca!

Questa immagine scattata da Cristiano Paris al Lucca Comics è l’essenza stessa di una eccezionale discussione svolta su Wikipedia. asd:

Discussione su Hackerino in Wikipedia.

Immagine completa di Cristiano Paris.

Immagine scattata da Cristiano Paris e distribuita in licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso 4.0 internazionale.

La bellezza delle espressioni regolari (aka: correggendo bgcolor in Wikipedia)

Non so se l’avessi già detto ma amo perdere una consistente quantità di tempo su Wikipedia in lingua italiana. Appena posso lo faccio. È rilassante e stimolante. Ritaglio del tempo soprattutto per svolgere i task più inutili che mi auto-assegno con gioia per sentirmi in pace con me stesso nello sfuggire agli impegni più seri.

Oggi mi sono imbattuto ad esempio in una voce Wikipedia che aveva una semplice tabella con uno sfondo colorato. Colorata con bgcolor.

Non è che tutti dovrebbero sapere che l’HTML si è evoluto giusto un briciolo dalla sua nascita e che roba come bgcolor non si dovrebbe più usare almeno da HTML 4 ovvero almeno dal 1999. Diciamoci la verità, l’ho sempre sospettato, ma manco io avevo la certezza che fosse un attributo deprecato prima di scoprire che la voce [[HTML 4]] non aveva fonti e prima di giungere quindi alle specifiche W3C per pura serendipità. asd

In sostanza, facendo una rapida ricerca, circa un migliaio e mezzo di articoli di Wikipedia ad oggi usavano ancora bgcolor.

Ora, è chiaro che se quasi 1500 voci di Wikipedia hanno una tabella colorata con bgcolor e se ogni browser del pianeta (tranne Internet Exploder) mostra correttamente questo colore, significa che non c’è proprio nessuna fretta a correggerlo. Certo però che un giorno questa migrazione sarà da fare. Un giorno.

Ora sapete il perché ciò mi abbia allettato.

In teoria una sostituzione del genere appare piuttosto semplice. In fondo bisogna solo trovare nel testo della pagina tutto ciò che assomigli a questo:

<td bgcolor="#ff0000"></td>

E trasformarlo in questo:

<td style="background:#ff0000"></td>

Ma i casi da tenere in considerazione sono almeno questi:

<td bgcolor="#ff0000"></td>
<td bgcolor="#f00"></td>
<td bgcolor="ff0000"></td>
<td bgcolor=ff0000></td>
<td bgcolor="f00"></td>
<td bgcolor  = "red"></td>

Senda dimenticare che una becera sostituzione potrebbe provocare attributi style doppi ove ve ne fosse già uno:

<td bgcolor="red"     colspan="2" style="color:blue;">
↓
<td style="color:red" colspan="2" style="color:blue;">

Tagliando corto dopo un’oretta buona ecco qui una casseruola di espressioni regolari che lanciate in sequenza effettuano la corretta conversione di parecchi di questi casi:

1. Una prima sostituzione di tutti i vari colori esadecimali scritti ahimè senza cancelletto davanti tipo bgcolor="ff0000" e che il bot non deve confondere con bgcolor="red" o altri nomi propri che non vogliono il cancelletto davanti:

# Ricerca:
/bgcolor *= *("?)([a-fA-F0-9]{6}|[a-fA-F0-9]{3})+\1/
 
# Sostituzione:
style="background:#$2"

Notare l’utilità dell’operatore \1 nella ricerca per riferirsi al primo apice che può esserci o meno.

2. Segue una sostituzione di tutti i vari colori esadecimali con cancelletto davanti e quelli dal nome specifico:

# Ricerca
/bgcolor *= *("?)(#[a-z0-9A-Z]{6}|#[a-zA-Z0-9]{3}|[a-zA-Z]{3,})+\1/
 
# Sostituzione
style="background:$2"

3. Per sfizio a questo punto uno potrebbe anche decidere di accorciare tutti i colori dal formato #aabbcc a #abc:

# Ricerca
/#([a-fA-F0-9])\1([a-fA-F0-9])\2([a-fA-F0-9])\3"/
 
# Sostituzione
#$1$2$3"

Notare sempre l’uso dell’operatore \1, \2, \3 per dire che un gruppo sarà ripetuto un’altra volta subito dopo.

4. A questo punto ci si potrebbe ritrovare con un tag HTML con due style come in questa situazione, e che dovranno essere uniti in qualche modo:

<td bgcolor="red"                colspan="2" style="color:blue;"></td>
↓
<td style="background-color:red" colspan="2" style="color:blue;"></td>

E quindi si lancia un’altra espressione regolare per unire tutti gli style presenti nello stesso tag (questa è tenera asd):

# Ricerca
/style="([a-zA-Z0-9-; #:%]+?);?"((?: +[a-zA-Z]+ *= *("?)[a-zA-Z0-9-; #:%]+\3)*) style="([a-zA-Z0-9-; #:%]+?);?"/
 
# Sostituzione
style="$1; $4"$2

Notare il doppio-gruppo innestato (?:()*) in mezzo ai due style. Qui il gruppo centrale è ripetuto da zero ad infinite volte e non deve avere nome (altrimenti si entra in altre dimensioni… asd) mentre il gruppo esterno colleziona queste ripetizioni interne e le salva in $2. Quindi se si ha la situazione:

style="uno" roba=asd pippo="gianni" style="due"

Questo sarà il valore della cattura in $2:

roba=asd pippo="gianni"

E quindi avverrà questo magico accorpamento dei due style, mantenendo il resto del ciarpame:

<td style="background-color:blue;" colspan="2" rowspan=1 style="color:red">
↓
<td style="background-color:blue; color:red" colspan="2" rowspan=1>

Notare che ci si è presi lo scrupolo di non far venire ;; nel concatenare le due proprietà CSS o di dimenticarsi proprio ; nella loro congiunzione.

D’altra parte se fin’ora abbiamo acchiappato e convertito i bgcolor ora questo processo dovrà essere ripetuto per color, valign, align ed altre cose, più o meno in quest’ordine. Perché in quest’ordine? Perché il color va sostituito dopo aver sostituito eventuali bgcolor, perché bgcolor può essere frainteso come color e se non avete voglia di piazzare un lookahead per decidere quando inizi il nome di un attributo HTML… insomma, bisogna considerare l’ordine.

C’è anche da dire che finché si sostituisce solo un singolo attributo come bgcolor si rischia al massimo di creare due style e questo problema è risolto con la sostituzione appena citata. Al contrario se gli attributi iniziano ad essere n occorrerà lanciare n volte l’espressione numero 4 affinché passo dopo passo tutti gli style si vadano ad inglobare passaggio dopo passaggio:

<td bgcolor=red color=red valign=left colspan="1" style="padding:1px">
↓
<td style="background:red" style="color:red" style="vertical-align:left" colspan="1" style="padding:1px">
↓
<td style="background:red; color:red; vertical-align:left" colspan="1" style="padding:1px">
↓
<td style="background:red; color:red; vertical-align:left; padding:1px" colspan="1">

(Come fai ad essere già qui? asd. Torna su a constatare i passaggi finché non ti convinci dell’efficacia della espressione regolare numero 4 e del fatto che basti lanciarla n volte per avere un corretto accorpamento dei n attributi deprecati esplosi nei vari style)

Ebbene, lanciando tutte queste espressi regolari su una pagina a caso ecco il risultato: test.

A questo punto si lancia il mio bottino personalissimo e si corregge Wikipedia:

./replace.php \
--always \
--wiki=itwiki \
--generator=search \
--gsrsearch='insource:bgcolor' \
--regex \
--summary="Bot: cose" \
REGEX1 SOSTITUZIONE1 \
REGEX2 SOSTITUZIONE2 \
...

E per oggi le nostre inutilità le abbiamo fatte.

E anche oggi siamo riusciti a non usare un parser HTML per fare ciò che bisognerebbe fare con un parser HTML. asd

P.S.
Naturalmente non solo è stupido pensare che qualcuno mi ringrazierà per aver fatto una cosa del genere (o forse a farlo sarà il World Wide Web Consortium? chissà. asd) ma sarebbe altrettanto stupido pensare che non sia scappato un errore da qualche parte in qualche corner-case allucinante in qualche voce a bassissima visibilità fuori dai controlli a campione, magari proprio mentre mi ero distratto un momento a rispondere alle domande impertinenti di quel bischero di Ferdi2005, mentre con una pupilla monitoravo il bot e con l’altra gli mandavo una gif di un Sofficino. Quindi, fra 2 anni, un utente verrà giustamente a cazziarmi e dovrò giustamente spiegargli come mai io mi sia permesso di non verificare come mai nella sua specifica circostanza un testo abbia potuto perdere la formattazione desiderata. Dannato Ferdi2005. Dannati Sofficini. asd

La vita non da gioie. Le espressioni regolari neanche. Ma almeno abbiamo dimostrato ancora una volta quanto le espressioni regolari siano bellissime. asd

Strappando la licenza di Microsoft Windows

Consiglio a tutti. È un toccasana contro lo stress.

A margine:

  • Questo è un video trash ed è perciò adatto a YouTube. Se fosse stato un video culturalmente interessante l’avrei caricato su Wikimedia Commons.
  • Se proprio devi caricare un video su YouTube almeno evita la licenza YouTube standard (che è di default).
  • Questo video è incorporato dal dominio youtube-nocookie.com

Fra pochi minuti inizia il Reply Code Challenge

Siamo qui all’IIS Avogadro di Torino, fuggiti dalla nostra università, per partecipare al Reply Code Challenge!

Avremo molta fame in queste 4 ore per risolvere una sfida algoritmica che ci sarà comunicata a breve.

(Sì, sembriamo dei ritardati. Ma dei ritardati con un uovo di Paqua…)

Vinca il migliore!

Team di sviluppo: glossario

(Dalla nuova serie informatici dal parrucchiere)

Glossario per la sopravvivenza all’interno di un team di sviluppo di successo.


Il Boss: Paga. Tu tratti bene lui, lui tratta bene te. Semplice.


Il Delegato: Essere apparentemente simpatico. Se evocato da Il Boss, rimane per sempre. È in grado di fissare deadline sugli esseri umani. Per sadismo personale Il Delegato deve sempre stabilire deadline all’ultimo momento, passandole come imposte dall’alto per non essere linciato dagli uomini. Il delegato conosce limitate ma efficaci frasi di circostanza per variare all’improvviso una deadline. Ad esempio «Ecco! Le specifiche sono cambiate!  Maledetti quegli stronzi ai piani alti! [n.d.r. non c’è nessuno ai piani alti]» «Ecco! Dovremmo [n.d.r. dovrete] rifare tutto da capo ed entro domani!». Il Delegato ride sotto i baffi insieme a L’Esperto quando si raggiunge lo scopo: metterlo nel culo al ragazzo.


L’Esperto: È un abile psicologo in grado di emanare un campo di serenità placebica ai piani alti. L’Esperto ha diversi punti deboli correlati: è allergico alla baracca, è allergico ad il ragazzo ed è mortalmente allergico ad ogni sua riga di codice. L’Esperto è un vero esperto quando si tratta di ingegnerizzare e fissare un briefing con i suoi colleghi esperti. [n.d.r. Che poi chi cazzo sono ‘sti colleghi esperti? Sono altrettanto esperti?]. Sogno nel cassetto: tirare su blog nella notte, come funghi porcini.


briefing: Raccoglimento spirituale effettuabile esclusivamente dalla figura di un L’Esperto per infondere positività nella risoluzione di un problema. Un modo come un altro per evadere in pausa caffè. È importante che nessuno risolva il problema prima della conclusione del briefing per non demoralizzare l’autostima de L’Esperto.


ingegnerizzare: Tipico intercalare de L’Esperto per introdurre una serie di amenità sconclusionate all’interno di un discorso il cui obiettivo è raccogliersi in un briefing per variare le specifiche. Esempio d’uso: «ragazzi bla bla bla allora bla bla bla La Piattaforma bla bla bla occorrerebbe ingegnerizzare il tutto bla bla bla bla — briefing.».


deadline: data inderogabile in cui tutta la baracca deve funzionare. Deve sempre sembrare l’ultima e per questo ha sempre l’ultima parola Il Delegato. L’algoritmo è il seguente: Si ha molto anticipo? Non si fisserà alcuna deadline. Il lavoro deve essere finito fra un mese? La deadline sarà lunedì. Siamo già a lunedì e il ragazzo ha lavorato tutta domenica notte? Si chiama L’Esperto, si scriveranno nuove specifiche, ci sarà da far rifare tutto da capo e finalmente si avrà una nuova deadline.


specifiche: quando Il Boss esprime una necessità ad Il Delegato, quest’ultimo si attiva per introdurre il problema alla figura di un L’Esperto, il quale si sentirà giustificato a calendarizzare un briefing, nel nome della razionalizzazione del problema. Al termine di questo tripudio di nullafacenza si avrà una nuova specifica da poter consegnare ad il ragazzo. Quest’ultimo, in qualità di terminale di questo telefono senza fili, starà al gioco e ringrazierà. In seguito cestinerà questo prodotto e farà una telefonata ad Il Boss per capire che cosa volesse realmente.
Una nuova specifica introduce una nuova deadline. Una specifica deve essere in contrasto con la precedente.
In pratica il ragazzo la domenica sera commenterà via il codice de la baracca scritto  per la specifica precedente, così come per la prossima specifica commenterà via il codice scritto in tal giorno, e via così.


la baracca: Il termine baracca sta ad il ragazzo come Piattaforma sta a L’Esperto. La baracca è madre, padre, figlio, cibo e compagno di letto de il ragazzo. Esempi d’uso: «Ma dove c*** ‘sta il server dove dovevamo ficcare la baracca?» esordisce il ragazzo. Si pensa che La Piattaforma sia la stessa cosa de la baracca, ma La Piattaforma è tirata su da L’Esperto a suon di specifiche grazie al cloud computing, mentre la baracca e tirata su da il ragazzo programmando la domenica notte sul suo server.


server: La figura de L’Esperto può garantire che questa tecnologia missilistica all’ultimo grido sia già pronta da ieri, ma purtroppo è sorto un problema. Su questo bolide non si può installare una sega. Partono le chiamate. «DOVE CAZZO È CHI HA INGEGNERIZZATO QUESTA BARACCA? CHE QUESTI POI SI ACCORGONO CHE MANCO SO INSTALLARE UNA DEBIAN IN MENO DI QUATTRO GIORNI DI CUI TRE LAVORATIVI!» — esordisce L’Esperto. Se il ragazzo nel frattempo si è impietosito a sufficienza,  quasi sicuramente per evitare il disastro e figure dimmerda avrà detto la minchiata del secolo: proporre di usare il suo server per tenere su la baracca.


La Piattaforma: Studi di settore concordano sul fatto che La Piattaforma abbia un valore di mercato ed una complessità assolutamente non paragonabili ad la baracca.


problema: Salta sempre fuori. Non è mai colpa de L’Esperto o delle sue specifiche. Solitamente L’Esperto non perde mai occasione di tenersi stretto per sè la responsabilità di risolvere un problema attraverso il raccoglimento in un briefing. Se il problema si protrae fino alle 18:00 o se è arrivato il week-end, il briefing deve essere considerato come un successo e perciò la responsabilità può essere trasferita immediatamente ad il ragazzo.


il ragazzo: È sempre uno. Cioè, mi sembrava fossero due, ma è uno solo. Dalla regia mi dicono che l’altro è andato in burnout a furia di sentire le amenità de Il Delegato / ai briefing de L’Esperto.


beta-tester: È un concetto da sfigati. La Piattaforma è sempre sicura e funzionante. È subito possibile scagliare su La Piattaforma le scimmie.


scimmia: TRATTASI DI PIGIATASTI PARTICOLARMENTE AMANTI DEL CAPS LOCK . NEMICI NATURALI DELLA NETIQUETTE E PERSONE TANTO FRUSTRATE QUANTO FRUSTRANTI A LORO INSAPUTA . SI CAPISCE CHE USANO WINDOWS PERCHé LE LORO “è” ACCENTATE SONO LE UNICè COSè MINUSCOLè — n.d.r. cosa che non capiterebbe con GNU/Linux — SCOPO DELLE SCIMMIE è ENTRARE A CONTATTO CON IL SUPPORTO TECNICO .


Supporto tecnico: Sono paladini della giustizia sociale che evadono qualsivoglia richiesta ricevuta dalle scimmie. Il supporto tecnico è allergico ad ogni accesso al database. Nel raro caso in cui una richiesta tecnica sia davvero una richiesta tecnica, è irrisolvibile dal supporto tecnico. Il supporto tecnico deve essere in grado di non far notare a L’Esperto che c’è bisogno di il ragazzo per risolvere il problema. A questo punto il ragazzo comunica la soluzione ad il Supporto tecnico che risponderà alla scimmia.

Informatici dal parrucchiere

Dato che in molti mi stanno facendo capire che devo dedicare più tempo al benessere personale, inizierei a condividere con l’Internet qualche vicessitudine frustrante e/o irriverente. In sostanza sparlerò di qualche collega. Naturalmente il soggetto interessato non ha nulla da temere: il suo nome sarà protetto da potenti algoritmi crittografici vulnerabili solo al metodo del tubo di gomma.

Se vi suona come qualcosa di sbagliato, cosa credete che dica di voi la vostra vicina di casa dal parrucchiere? ;) Solo che lei non usa mezzi termini.

Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, no, non mi sto ispirando a Manzoni. Io sono decisamente più ignorante e mi limito ad inchinarmi alle perle già contenute in Storie dalla sala Macchine :D

Se sei giunto fin qui perchè ti fischia l’orecchio o hai la coda di paglia o altri simili problemi metaforici e ritieni di essere moralmente stuprato, in quanto il tuo egocentrismo ti fa credere di essere il diretto interessato dei miei sfoghi, ti sbagli! Sei sufficientemente intelligente per capire che in verità tu non esisti in quanto tale: io no ho mai citato nessuno.

asd ^^

Continua in: Categoria:Informatici dal parrucchiere.

Nonni e tecnologia

Questa fotografia mi farà sempre ridere un sacco (quella in mezzo sarebbe una cancellatura).

SmartnonnTutto è partito dal nonno che è invidioso perchè io ho BusTo… e lui no. Però il suo tostapane non è di certo Android, e lui non è molto amico di T-9 e SMS.

Ora capisco perchè una volta i menù erano numerati staticamente!

Parte dunque il super algoritmo:

Tasto OK → Entra nel menù
Tasto 4 → Seleziona la voce Messaggi
Tasto 1 → Seleziona “Nuovo messaggio”
Tasto 4 → Seleziona “Modelli SMS”

Come si può immaginare abbiamo furbamente preparato un po’ di modelli di SMS contenenti il codice della fermata da inviare al numero della GTT (così il nonno preme meno tasti) (Sì, dietro al foglio c’è una tabella associativa 1..4 → nome fermata).

Quindi per selezionare la fermata “Freguglia” il nonno deve premere il tasto 1 che seleziona il primo modello dal menù:

Tasto 1~4 → Scelta del modello SMS… ehm della fermata

E ora la super sequenza finale:

Tasto 2 → Seleziona “Invia il messaggio”
Tasto OK → Seleziona “Scegli il destinatario”Tasto OK → seleziona “Da rubrica”
Tasto OK → Viene selezionato il campo di ricerca della rubrica
Tasto 2 → (Ehm. Boh.)
Tasto 9 → Viene digitata la lettera “z” con il T-9, e viene selezionato il contatto “z GTT” che abbiamo malandrinamente inserito.
Tasto OK → Si suda mentre «Si conferma il contatto z GTT?»
Tasto OK → Si freme mentre «Inviare l’SMS?»
Tasto OK → «Davvero inviare l’sms?»
Tasto OK → «Non preferiresti fare altro? Sicuro?»

In questo modo viene inviato l’SMS a GTT che dopo interminabili secondi risponde con gli orari. Il nonno sa che se sente rumori deve premere il tasto rosso per andare indietro e poter premere due “OK” per leggere l’ultimo messaggio dalla home. asd.

Quindi, ripassando, per la fermata Freguglia basta digitare OK 4 1 4 1 2 OK OK OK 2 9 OK OK OK OK tasto-rosso OK OK, mentre per la fermata Porta Nuova basta digitare OK 4 1 4 2 2 OK OK OK 2 9 OK OK OK OK tasto-rosso OK OK, mentre per Porta Palazzo basta digitare OK 4 1 4 3 2 OK OK OK 2 9 OK OK OK OK tasto-rosso OK OK… non certo user-friendly ma molto efficace. asd.

Qualcosa mi dice che fra pochi giorni si ritroverà la lingua del telefono in aramaico. :D

Perplessità sulla Cookie Law

La famosa Cookie Law è una legge Europea che costringe qualsiasi sito Europeo (ehy, anche noi!) a inserire un’Informativa sulla privacy in ogni pagina del proprio sito.

Polemiche:

  1. Si è parlato di 120.000€ di multe a chi non sottostasse. Il caos.
    (so anche dirlo a parole… centoventimila euro! asd.)
  2. L’utente deve capire cosa sia un cookie
    (Insomma, a nessun utente frega niente di ‘ste cose. Tutti vogliono solo continuare a navigare e ad essere tracciati in pace e a vedere le pubblicità di anticoncezionali su un sito di un panettiere, se per caso il giorno prima si è visitato un sito di pornografia.)
  3. Il possessore del sito deve capire quali “tipi” di cookie sta usando sul suo sito
    (Insomma, a nessun possessore di un sito frega niente di ste cose. Vogliono solo continuare a tracciare i propri utenti. Insomma, più ste scimmie vedono pubblicità che li riguardano e più arrivano le monetine.)
  4. Alcuni siti hanno il bottone “Non accetto” (i cookie) per non accettare l’informativa sulla Cookie Law. Quando l’utente lo preme ovviamente si becca un cookie proprio per ricordare al sito che… non ha accettato i cookie! :roll:

Cos’è un cookie

È uno standard molto comodo per salvare qualche informazione sulla tua navigazione. Esempio: se tu mi rubassi i cookie, su questo sito ci sarebbe scritto: «Benvenuto amministratore». Anche se tu non sapessi la mia password. Ecco quindi un banale esempio su cosa accade quando io digito la mia password di amministrazione su questo sito, e quando subentrano i cookie:

  1. Io → Sito: (Ho il sito, bene! Digito nome utente e password)
  2. Sito → Io: «Password giusta! Benvenuto amministratore! Ora per favore salva un cookie chiamato ‘USER=BOZ;TOKEN=KASJDLKASJDKLASJDLASJDKLAJLKSDA’. Per me significherà che sei già loggato e non ci sarà bisogno che tu ripeta ogni santa volta la procedura di login!»
  3. Io → Sito: «Ehy, grazie! <3 Me li salvo subito e te li manderò ad ogni prossima visita! Che belli i cookie! Che buoni! Così ora ad ogni visita sarò sempre amministratore, ma non continuerò ad autenticarmi “a mano”!»

La morale di questa favola a lieto fine: Oltre alle normali informazioni che l’utente può passare ad un sito, è prassi che un sito chieda al browser di memorizzare piccole porzioni di dati sul proprio browser. I cookie sono quei dati.

Dove sta la malvagità? Perchè l’Europa vuole che io sappia queste cose? Perchè? Io non ci volevo neanche venire su questa pagina.

Questa è la rappresentazione grafica di quello che invece accade quando un sito carica particolari contenuti da altri siti cioè fa appositamente uso di “cookie di terze” parti: se visiti Facebook, Google o Libero.it, o qualsiasi altro sito sul pianeta dove si fa uso di cookie di terze parti (quasi tutti, purtroppo) ci saranno sempre altri siti (come amazon-adsystem.com, googleapis.com, o doubleclick.net, ecc) che saranno appositamente richiamati da loro per tracciare la vostra navigazione nei modi più efficaci.

Così, se ad esempio visito siti che parlano di giardinaggio (e dove l’autore del sito utilizzava ad esempio qualche servizio di Google per contare i visitatori, come Google Analytics) allora su Google e su altri siti in cui si sfruttano i servizi di Google (come Google Adsense) avrò pubblicità inerenti al giardinaggio.

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Insomma, sarebbe bellissimo possedere uno di quei “nodi” che si vedono nell’immagine e che stanno in mezzo al mucchio: si possederebbero allora i rubinetti del web e si potrebbero guadagnare miliardi di milioni di euro nel mostrare la giusta pubblicità alla giusta persona, nel cedere queste informazioni a determinati siti per operazioni di marketing mirato e molto altro.

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