Come affrontare un preventivo

I preventivi sono una lotta e uno stress e una fatica immani.

Innanzitutto. Il cliente. Quale hai? L’avrai identificato. C’è quello con mille idee. C’è quello con poco budget. C’è quello con mille idee e zero budget. C’è quello che viene in trionfo, ti fa credere di essere scafato, avere la testa a posto, si presenta col portafoglio (nel senso, magari evita che gli offri te il pranzo), ti spiega dozzine di progetti di millantato successo e poi arriva la fuffa: ti chiede di investire nella sua startup proprietaria rivoluzionaria.

Cosa fare?

Puntualmente dopo aver conosciuto una dozzina di persone troppo simili a questo cliente, persone che hanno perso ogni amico e hanno divorziato o perso tutto e vivono sotto ad un ponte, se hai un minimo di bontà, gli suggerisci di investire i suoi soldi in slot machine, pochi euro alla volta possibilmente, così magari si ritrova con uno Yacht da 60 metri a prenderti in giro o magari finisce come la cruda maggioranza. Il tuo obiettivo deontologico è avvertirlo, nonché, massì, fare del bene e preservare il mondo dalla produzione di vaporware.

La verità è che a volte trattiamo male il cliente proprio perché la regola del “cliente ha sempre ragione” è fuorviante. Al massimo il “cliente ha le sue ottime ragioni”, questo sì. La sua idea quindi non va sostenuta a prescindere ma va analizzata e criticata in maniera costruttiva, per il suo bene, perché devi assumere che sia una persona intelligente e non dica minchiate, semplicemente è lì per chiederti un parere meno banale rispetto a “credi nei tuoi sogni figliuolo”. Ecco il tuo potere. Poterlo informare, dirgli se è una cosa banalotta e fattibile, nella “media dello stupore” e fattibile, rivoluzionaria ma fattibile, o una cosa davvero over-complicated su cui investirebbe solo un pazzo maniaco criminale pieno di risorse a fondo perduto. Il cliente ha bisogno di sentirselo dire. «Guardami negli occhi. Sai che il due per mille di questi progetti, se non sei sufficientemente pazzo e maniaco e pieno di soldi, finiscono nel nuovo cesso del mondo chiamato GitHub, incompleti e con manco più i bot che ti avvertono delle dipendenze piene di falle, talmente hanno pena di questi progetti rivoluzionari mai conclusi in vita terrestre?». A questo punto lui ti potrebbe rispondere: «Esatto amico. Ne sono onorato ed è tutto calcolato. Now take my money.» e siete a posto. Oppure «guarda non mi piace questa energia è vero ad alcuni non va tutto benissimo ma è perché queste persone non credono a sufficienza nei loro sogni proprio come te vedi proprio come te che non farai mai il botto nella vita e non andrai in giro pieno di gente mezza nuda sul ponte della tua nave» a questo punto potresti già levare le tende ma potresti aspettare che dica almeno anche «ecco e se non vuoi raccogliere l’opportunità di investire nella mia ide..» ecco a questo punto, stop. Fermalo. Avvertilo. Auguragli tutta la fortuna possibile ma avvertilo. Fai già sufficiente volontariato alla mensa dei poveri e vorresti evitare che, beh, le vostre strade si re-incontrassero in quel luogo con lui e altre dieci persone che ha coinvolto per l’opportunità di lavorare per lui.

→ Il cliente ha le sue ottime ragioni. Quindi, se si gioca la casa per la sua idea di merda lo devi avvertire, se ci tieni a lui.

→ (Aggiunta rilevante di @quel_tale: «Il cliente ha sempre ragione, ma se ti da solo la graaaande opportunità di lavorare per lui allora non è un cliente e perciò ha torto a prescindere. asd)

Cose da evitare? Affezionarsi al progetto del cliente. Arrivi al punto che vorresti dargli la base missilistica che merita perché ti piace vederlo felice e giocare coi suoi giocattoli, ma puoi farlo solo se lo fai di nascosto altrimenti se chiedi più soldi per coprire i tuoi interventi il cliente cambia sviluppatore o cambia giocattoli e te non ti diverti più.

Cose da evitare? Lavorare a qualsiasi costo. Devi entrare nell’ottica che le società delle patatine andranno al ribasso, sempre, e proporranno un prezzo stracciato realizzando una soluzione mediocre che fra una manciata di mesi dovrà essere riscritta da capo quando ci sarà da aggiungere un’altra pezza o da aggiornare qualcosa, a quel punto si tireranno indietro o faranno altri preventivi altissimi, però nel frattempo sarà qualcosa che farà comunque contento il cliente finchè non scopre l’incastro. Quindi cavalca il tuo punto di forza: puoi lavorare come uno schiavo al minimo del budget e al minimo della qualità patatine way? Oppure puoi fare una cosa che non farebbe nessuno, con fiocchi e nastrini, al massimo della qualità che merita il cliente? Oppure una via di mezzo? Magari, ecco, evitare di presentare con fiocchi e nastrini la tua patatine way.

Specifiche. Quel cliente che dice sempre “il sito” riferendosi quasi sempre a “quella vetrina su cui vengono mostrate delle cose carine”. Il problema è che di quella cosa sembra ci vogliano un paio d’ore di lavoro. Poi ogni tanto chiedi qualche dettaglio e ti conferma che con “il sito” in realtà intende “la mia base missilistica nascosta dietro a quella vetrina carina intasata di mille milioni di funzionalità che voglio solo io… sì insomma il sito no?”.

Questa cosa mi fa sempre molta tenerezza. Perché lo capisco. Una volta ho detto a mio papà sulla spiaggia che avevo capito come si realizzava un teletrasporto. «Sì vedi papà (disegnando cose sulla sabbia) basta solo smolecolare e incanalare tutto e mandarlo da un’altra parte del mondo e riattaccare tutte le cellule al loro posto in ordine e basta vedi?» e lui rideva e proprio mi sfuggiva cosa ci fosse di così complicato. Forse credevo che avessimo sufficiente tecnologia? Sì. Forse credevo che la mia idea non ce l’avesse avuta nessuno? Sì. Forse avrei persino fatto firmare una non-disclosure agreement a mio padre prima di dirgli la mia idea del secolo? Sì. Forse avrei persino chiesto ad altre 20 persone di lavorarci a gratis per poi vivere di rendita per l’eternità? Sì. Forse ero un completo idiota? Sì.

Ah e mai pubblicare un post in cui scherzi su queste cose. Concludi sempre con un po’ di sana auto-ironia così almeno ridete tutti davanti ad una fetta di pizza. Pizza che tanto offrirai te, si sa.

NOTA: Si fa per ridere. Potrei mentire e dire che questo articolo non si riferisce a nessuno in particolare oppure potrei dire la verità ancora più divertente: siamo tutti un po’ clienti.

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